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L'intensa, duratura e proficua attività giornalistica di Camillo Prampolini mosse i primi passi all'inizio del decennio '80 tra le pagine del giornale "La plebe", fondato a Lodi da Enrico Bignami, e soprattutto del periodico socialista internazionalista "Lo Scamiciato. Voce del popolo", che le tipografie sfornarono settimanalmente (la manchette però precisa: "Esce possibilmente ogni domenica") a partire dal 1° gennaio 1882 fino al 20 gennaio 1884. Conclusa questa esperienza, nella quale aveva riversato ardori giovanili, dando sfogo, a volte con un'intransigenza non estranea all'inesperienza, alla sua svolta anticlericale, Prampolini iniziò a collaborare con "Reggio Nova", giornale nato il primo giorno dell'anno 1885 come organo della prima cooperativa di consumo reggiana, voluta da Vinsani. L'edizione di "Reggio nova" fu inizialmente quotidiana, per divenire ben presto settimanale. Prampolini arrivò rapidamente alla direzione della nuova testata. "Reggio nova" chiuse nel gennaio del 1886, l'anno del fallimento dell'associazione di Vinsani. Data fatidica per la storia della propaganda del riformismo socialista italiano è il 26 gennaio 1886, che tenne a battesimo la pluridecennale stagione del giornale "La Giustizia" nella sua versione settimanale, con un primo numero che riportava parte del discorso pronunciato da Andrea Costa durante una conferenza a Reggio Emiia. Prampolini ne fu fondatore e direttore. Sei anni dopo, nel 1892, a Prampolini fu affidato l'incarico di direttore del settimanale socialista nazionale "Lotta di classe", primo organo ufficiale del partito socialista (ancora denominato Partito dei lavoratori italiani). Il ruolo fu solo formalmente ricoperto da Prampolini -di fatto da Filippo Turati e Anna Kuliscioff- perchè Prampolini continuò ad occuparsi de "La Giustizia", che nel 1904 iniziò ad uscire anche nell'edizione quotidiana diretta da Giovanni Zibordi. Il quotidiano non sostituì ma affiancò il periodico. "La Giustizia" non fu il primo quotidiano italiano dichiaratamente socialista. A Reggio, nel 1894, si era consumata, nel giro di pochi mesi, fino allo scioglimento del Partito Socialista decretato dal Primo Ministro Crispi a seguito dei moti dei Fasci siciliani, la travagliata vicenda de "Il punto nero", la cui redazione era presieduta da Olindo Malagodi, padre di Giovanni Malagodi (che nella Prima Repubblica sarebbe stato prima segretario, tra il 1953 e il 1977, e successivamente Presidente, del Partito Liberale Italiano). Nel 1922 "La Giustizia" divenne organo di stampa del nuovo Partito Socialista Unitario, fondato dall'ala riformista espulsa dal PSI, alla quale appartenevano, tra gli altri, oltre a Prampolini e Turati, il segretario Giacomo Matteotti, il futuro Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, Claudio Treves, Oddino Morgari e Pio Donati. Due anni dopo, a seguito della scomparsa di Matteotti, il PSU si rese protagonista della secessione dell'Aventino. A partire dal 1920, anno in cui nacque il Fascio di combattimento di Reggio Emilia, la redazione de "La Giustizia" fu oggetto dapprima di intimidazioni, successivamente di violente rappresaglie, a cui il giornale, nella duplice veste di settimanale e quotidiano, potè resistere solo fino al novembre 1925, quando fu costretto a concludere la propria attività.
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Il primo numero del settimanale "lo Scamiciato",
1 Gennaio 1882 , |

"Reggio Nova", Dicembre 1884 |

Il secondo numero de "La Giustizia", 7 Febbraio 1886
Dalla sezione "scritti" è possibile scaricare il primo numero, uscito il 29 Gennaio 1886 |

Il primo numero di "Lotta di classe",
30-31 Luglio 1892
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Numero prgramma de "La Plebe", 1° settembre 1904
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Alcune prime pagine de "La Plebe" |

Lettera intimidatoria del Fascio di combattimento reggiano alla redazione de "La Giustizia", 2 Maggio 1921
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