Lettera a Ulderico Levi (tratta da "Camillo Prampolini: apostolo della cooperazione", di Giorgio Boccolari e Adolfo Zavaroni, Diabasis 2000)

"Preg.(iatissimo)mo Signore,
Le mando quattro numeri della Reggio Nova, nella speranza che Ella abbia la bontà di leggervi gli articoli dal titolo Reggiani e Inglesi e specialmente quelli dei nn. 173 e 174.
Nello
scriverli io pensavo a Lei.
Convinto che la Cooperazione sia l'unica via per la quale, se le classi dirigenti lo volessero, si potrebbe giungere pacificamente alla soluzione del problema economico della nostra epoca; convinto che da nessuna parte, in nessun modo potrebbero venire al mio paese natìo tanti benefici materiali e morali quanti può dargliene la Cooperazione; convinto infine che, qualora noi potessimo riuscire ad attuare in Reggio il "programma cooperativista" la nostra città, il nostro Comune sarebbero citati ad esempio non in Italia soltanto, ma in tutto il mondo, più assai che non lo sia ora la famosa Rochdale, per questo io vorrei, io sogno che Ella pure possa innamorarsi di questo nostro ideale.
E lo sogno perchè ricordo ciò che Ella mi disse nel lungo colloquio che avemmo, perché so oramai quanto amore Ella nutre pel nostro paese, perché so che realmente le stanno a cuore queste miserie in mezzo a cui viviamo e perché credo che altrimenti, per quanto Ella faccia, i suoi sforzi, i suoi sacrifici non riusciranno mai a risultati così universalmente e durevolmente benefici, quali potrebbero raggiungersi invece, quasi senza fatica, camminando per la via maestra, trionfale, eterna della Cooperazione...
Io spero, signore, che Ella perdonerà alla mia giovinezza e al mio entusiasmo l'audacia di questa lettera, come spero sempre che la buona stella dei Reggiani faccia anche di lei un apostolo della Cooperazione, la quale se non ci morrà la lingua in bocca, fra pochi anni conterà fra i suoi seguaci - io ne sono convinto- le intelligenze migliori e le anime più oneste del paese.
Mi creda.
Suo
C. Prampolini

Reggio Emilia 27 giugno 1885"


 

Al Congresso di Genova del 1892, che sancì la nascita del Partito dei Lavoratori Italiani, presero parte quasi 60 associazioni socialiste reggiane. Oltre a circoli e leghe, erano rappresentate numerose società cooperative. Lo stesso Filippo Turati si presentava in qualità di delegato della "Società braccianti" di Cadelbosco Sopra. Reggio Emilia si contraddistingueva per la cifra cooperativista del suo tessuto socio-economico, il cui sviluppo si fondava in misura consistente proprio sull'associazionismo proletario.
Le premesse della nascita del movimento cooperativo reggiano vanno rintracciate nella comparsa delle società di mutuo soccorso, negli anni dell'Unità d'Italia; è nel 1860 che sorse a Reggio la "Società di mutuo soccorso degli operai", la prima di una lunga serie. Fu in questo contesto vivace e in piena evoluzione che nel 1873, a Villa Rivalta, piccola frazione di Reggio, si costituì la prima cooperativa della provincia: la "Società anonima cooperativa di consumo e di risparmio fra i lavoratori". I risultati di questa associazione, per certi versi pionieristica, furono positivi, ma per vedere affermarsi in città la sperimentazione di organizzazioni cooperative occorse attendere ancora alcuni anni.
L'inverno del 1879-1880, particolarmente rigido nel territorio reggiano, prostrò con le sue avversità il settore agricolo. La crisi affamava i braccianti quando, nell'ottobre del 1880, Contardo Vinsani, professore di matematica, nato 37 anni prima, figlio di un muratore, diede vita alla "Associazione cooperativa" di Reggio Emilia, che al momento della sua costituzione si avvaleva di un capitale di 6.000 lire e di quasi 300.000 lire di prestiti. La cooperativa di consumo di Vinsani divenne in un paio d'anni una realtà fiorente dell'economia locale, aprì diversi spacci alimentari, un forno, una cucina popolare, un negozio di pane e pasta.
Il successo di questa esperienza non sarebbe durato molto (nel 1886 la Società dovette cessare l'attività, dopo che si vide chiudere le fonti di credito dalle istituzioni finanziarie locali), ma segnò un punto di non ritorno, visti i successi che aveva saputo far maturare e il forte seguito che ottenne tra i lavoratori. In quegli anni si istituirono altre cooperative, tra cui la prima cooperativa di lavoro, la "Società generale cooperativa e di mutuo soccorso tra muratori e braccianti di terra", voluta dal futuro sindaco di Reggio Luigi Roversi.
Vinsani non si dichiarava socialista e non vedeva nella cooperazione uno strumento per giungere ad un comune collettivista o una parte di un più ampio progetto di trasformazione (non solo economica) della società, ma il suo esperimento affascinò i socialisti reggiani, primo fra tutti Camillo Prampolini, che diventò anche capo redattore della "Reggio Nova", giornale che fungeva da organo della cooperativa. Fu proprio Prampolini, a partire dalla seconda metà del decennio '80, la guida della cooperazione reggiana, che registrò un'eccezionale sviluppo. Cooperatori come Antonio Vergnanini, i fratelli Roversi, Arturo Bellelli collaborarono con lui alla creazione di quella rete di società cooperative e, in seguito, anche di aziende municipalizzate (a partire dalla prima farmacia comunale), che connotò il riformismo reggiano. Negli anni di Prampolini, il movimento cooperativo agiva coordinatamente al Partito - che aveva cambiato il suo nome dapprima in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani con il congresso del 1893, tenutosi (non per caso, evidentemente) a Reggio Emilia e successivamente in Partito Socialista Italiano - e al sindacato (nel 1901 nacque la Camera del lavoro di Reggio). Ad inizi '900 il numero delle cooperative cittadine superò quota 100. Il movimento crebbe e si affermò, fino alla costruzione della prima ferrovia cooperativa a livello mondiale, la Reggio-Ciano (1907-1910).

Antonio Vergnanini,
organizzatore del movimento cooperativo e
della Camera del Lavoro

Luigi Roversi,
sindaco di Reggio Emilia tra il 1902 e il 1905



L'immagine, tratta da un opuscolo reggiano dei primi del '900, esalta gli ideali cooperativi
   

 

 

LA FERROVIA REGGIO-CIANO


Alcune immagini relative alla costruzione della ferrovia Reggio-Ciano. In senso orario (partendo dall'alto a sinistra): la stazione di Santo Stefano-Gardenia, l'Officina Falegnami, operai nel cantiere, l'Officina Meccanici, la stazione di Cavriago, lo stabilimento delle Officine meccaniche Cooperative.