Camillo Prampolini fu Presidente della Cassa di Risparmio di Reggio Emilia dal 1904 al 1908 e dal 1921 al 1922, Consigliere nel biennio 1903-1904.
“LA CASSA ALL’INIZIO DEL NUOVO SECOLO
All’inizio del nuovo secolo la Cassa di Risparmio di Reggio rappresentava dunque una notevole forza propulsiva nell’economia della regione emiliana e poteva svolgere un’azione di potenziamento sempre maggiore nel campo agricolo prima, e in altri campi di poi. Cominciò col distribuire prestiti alle minori Casse Rurali, ad accordare risconti alle Cooperative di agricoltori proprietari, di coltivatori diretti e di affittuari (il movimento cooperativo era ormai in atto, e doveva assumere sempre maggiori proporzioni), diede sovvenzioni a interessi di favore al Monte di Pietà affinché questo potesse funzionare da magazzino generale per i prodotti agricoli ivi depositati come pegno dai produttori per avere anticipazioni; concesse mutui ai Consorzi di bonifica e di irrigazione dietro garanzia dei rispettivi contributi consorziali, ed altri mutui accordò anche ai Comuni minori della provincia affinché potessero migliorare i pubblici servizi, facendo così opera di civiltà; essi videro allora sorgere edifici pubblici, scuole ecc. che conferirono loro un aspetto assai progredito in confronto di pochi anni prima.
Abbiamo accennato al movimento cooperativo, che in quel tempo prendeva nel Reggiano uno sviluppo tipico, estremamente caratteristico, così da imprimere una speciale fisionomia agli stessi aspetti della politica e del’economia della provincia. Cominciato con qualche tentativo sporadico nel 1882, il cooperativismo si affermava nel 1886 e seguenti con una certa disciplina di metodi; ma il suo grande sviluppo è del primo decennio del secolo nuovo; e ad esso va unito il nome del noto organizzatore Antonio Vergnanini.
LA CASSA E IL MOVIMENTO DELLE COOPERATIVE
Quando le cooperative assunsero una certa importanza economica e un assetto anche tecnicamente valido, la Cassa di Risparmio, non mai chiusa od ostile alle novità per ottuso misoneismo, non ebbe difficoltà a concedere il risconto alla succursale locale dell’Istituto di Crediti delle Cooperative, con particolare riguardo alle cambiali delle cooperative di lavoro, garantite dalla cessione dei mandati di pagamento loro lasciati dalle pubbliche amministrazioni. Poiché si sa come queste ultime pagano sempre, ma pagano tardi, era di gran vantaggio ai lavoratori associati nelle singole cooperative il poter godere del risconto accordato dalla Cassa; ciò che permetteva loro d’accettare ed eseguire con tranquillità un assai maggiore volume di lavoro.
Si perfezionò anche, in questo periodo, il sistema delle elargizioni benefiche, che abbiamo visto già contemplate nel bilancio preventivo della Cassa; cessò del tutto il sistema evangelicamente ottimo ma, se applicato su grande scala, troppo dispersivo, di spargere grosse somme in città e provincia a scopo caritativo senza che nessuno lo sapesse ed anzi, come dice una relazione del tempo, «schivando che qualcuno lo sapesse per rendere meglio meritevole l’opera propria», ciò che può essere ed è commendevole in un privato cittadino ma non può essere consentito, oltre una certa misura, a un pubblico istituto, che deve rendere conto di tutto a coloro che ne alimentano l’esistenza, cioè, in questo caso, ai depositanti.
Così la Cassa assegnò cospicue somme all’Ospedale di Santa Maria Nuova affinché erigesse un locale per la maternità; stabilì un buon numero di premi per coloro che più sollecitamente si iscrivessero alla Cassa Nazionale di Previdenza, allora neonata e della quale non tutti comprendevano la natura e gli scopi: infine, passando con un balzo, di cui forse non si prospettò dapprima tuta l’importanza, dal campo della beneficenza a quello economico-sociale, cominciò ad appoggiare gli impianti di nuove industrie nel territorio di Reggio, venendo così a trasformare in parte il carattere stesso dell’economia locale da esclusivamente agricolo in agricolo-industriale, con conseguenze morali, finanziarie e politiche che non esitiamo a definire enormi.
AIUTO DELLA CASSA ALLE INDUSTRIE NASCENTI NEL REGGIANO
Così ai primi albori del secolo nuovo, la Cassa assegnava un grosso premio ad uno stabilimento serico per dar lavoro a 300 operai, un altro premio a un calzificio, un terzo a uno Stabilimento d’Arti Grafiche. Ma più importante di tutti per gli inattesi sviluppi fu il premio conferito a una modesta officina di industrie meccaniche, la quale con inattesa rapidità si ampliò e si estese, portando da appena 50 a molte centinaia e infine a migliaia il numero dei propri operai: e furono queste le Officine Meccaniche Reggiane, diventate poi Officine Meccaniche Italiane, le cui vicende, fra alternative di floridezza e di decadenza, costituiscono un grosso e drammatico capitolo nella storia dell’industria italiana: capitolo che non è ancora chiuso e che si deve sperare avviato verso soluzioni soddisfacenti.
La formazione d’una grande industria in territorio di Reggio, dove non esistevano particolari condizioni di favore, non essendovi né materie prime, né forza motrice a buon mercato né facilità di rifornimento dal mare, fu quasi una sfida alle comuni leggi dell’economia, ciò che spiega le successive crisi; tutavia non si può negare che anche questo tentativo presenti aspetti degni d’ammirazione e costituisca un altro segno di forte iniziativa e di indefessa costanza da parte della città di Reggio; e non si può non ammirare il contributo apportato dalla Cassa di Risparmio a un’opera che era manifestamente diretta a sollevare il livello economico delle classi lavoratrici ed a creare categorie di maestranze addestrate tecnicamente in un genere di produzione eminentemente moderno.”